OSSI DURI – La storia di Michele

Ciao, mi chiamo Michele Birro.

La mia storia è molto complessa, a tratti incredibile da raccontare.

È iniziato tutto ancor prima che nascessi: i miei genitori hanno subìto un grave incidente d’auto, mia madre aspettava me, era al settimo mese di gravidanza. Il mio cuore ha smesso di battere in quel preciso momento ma subito dopo, ha ripreso a pulsare.

Quando avevo 4 anni, il giorno di Natale, sono stato investito da un’auto: trauma cranico, frattura al braccio, perforazione dei timpani con sordità al 90%.

Ho trascorso anni viaggiando in compagnia di mia madre, per frequentare un centro riabilitativo a Padova. Tutto sembrava procedere bene, quando all’età di 10 anni compare un grande male oscuro.

La mia vita viene segnata per sempre, serviranno forza e coraggio per continuare a vivere.

Era il 1985. Mi viene diagnosticato un Sarcoma di Edwing alla gamba destra in stadio molto avanzato. Mi avevano dato 6 mesi di vita.

Inizia così il calvario. Ho intrapreso le cure presso il Rizzoli e del mio percorso ringrazio i dottori, gli infermieri e la caposala.

Durante quel periodo, avevo con me il dono più grande: la mia famiglia, mio padre Otello, mia madre Clorinda e mia sorella Elisa. Per lei, anche se l’ho un po’ trascurata, provo un grande amore e non smetterò mai di proteggerla.

Due anni orribili di chemioterapia, otto interventi di circa otto ore ciascuno per cercare di risolvere il risolvibile. Alla fine, ho preso la decisione di farmi amputare la gamba per continuare a vivere e tornare finalmente a casa.

Durante la permanenza in ospedale, ho conosciuto molti amici che purtroppo ora sono diventati degli Angeli: ricorderò per sempre le giornate passate tra le risate, il divertimento, la pizza, per dimenticare il dolore e il male che avanzava senza sosta.

Oggi ho 48 anni e mi è ancora difficile credere che sono qui a scrivere e a progettare nuovi scenari da disegnare e dipingere sui muri dei reparti di pediatria e psichiatria dell’Ospedale di Schiavonia – Monselice – Padova, dove lavoro come impiegato.

Nonostante tutto quello che vedo con i miei occhi, sono sempre pronto ad affrontare le battaglie della vita, anche dopo la morte di mio padre e mia madre ad un anno di distanza l’uno dall’altra, i miei pilastri.

Ora c’è mia sorella, lei è un grande pilastro portante, è semplicemente unica.

Michele Birro

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